VIAGGIO NEL TEMPO IN UNA COMUNITA di Luca Sorbo

VIAGGIO NEL TEMPO IN UNA COMUNITA’ SENZA TEMPO
Le foto di Fernando Pisacane sono un viaggio nelle comunità di Rom e Sinti nella periferia napoletana tra il 1974 ed il 1982, ma sono soprattutto un viaggio nelle passioni e curiosità di un giovane che cerca nel confronto con l’altro la definizione del suo essere. La documentazione ha una sua forza ed una sua efficacia perché Nando, conquistando la fiducia dei cosiddetti zingari, ha stabilito con loro un rapporto sincero e in qualche modo di parità. E’ stato un osservatore partecipante e davanti al suo obiettivo, sempre rispettoso e discreto, viene messa in scena la vita della comunità. Guardando le foto si comprende molto bene la struttura sociale basata sulla famiglia, si avverte la dignità di questo popolo che, partito dal Nord dell’India, da mille anni vaga per il mondo, difendendo la propria identità. La vita quotidiana del campo rivela il ruolo delle donne, l’orgoglio degli uomini, i giochi dei bambini. Una comunità che pur nella povertà e nel disagio riesce a trovare un suo equilibrio. Noi occidentali, con la nostra ottimistica idea di progresso siamo spaventati ed affascinati da questo popolo che ancora oggi vive i riti di ere primitive, in qualche modo ci insinua il dubbio che nel nostro sviluppo sociale abbiamo perso qualcosa di importante. Il nomadismo culturale di Fernando alla ricerca di un’identità trova uno specchio in questo popolo e la fotocamera registra le tracce di questo incontro. Sono sicuro che Fernando ha vissuto la fascinazione per tutta l’energia che hanno i gitani, per la loro capacità di isolarsi dal resto del mondo, per l’originalità del loro stile di vita.
Negli anni Settanta la fotografia vive una stagione di forte impegno sociale, molti fotografi esplorano mondi marginali. Nel 1969 Luciano D’Alessandro pubblica “Gli esclusi”, una drammatica denuncia dei manicomi alla vigilia della legge Basaglia, Luciano Ferrara racconta le lotte di fabbrica, Mimmo Jodice indaga le periferie, GIanni Berengo Gardin pubblica “Morire di classe”. Queste ricerche visive sicuramente influenzano il giovane studente dell’Accademia di Belle Arti, che sente che bisogna ampliare il proprio mondo. Ginsberg scriveva “Svitate i chiavistelli dalle porte, le porte stesse, scardinate dagli stipiti” e questo urlo di libertà rimbombava nelle teste dei giovani degli anni Settanta, il Living Theatre nelle strade di Napoli incarnava il desiderio di rivoluzione culturale. Nando vive tutti questi stimoli con la sua profonda umanità e straordinaria capacità empatica e tutto questo emerge dal suo lavoro fotografico. Gli sguardi di tutti rivelano una grande fiducia, si donano senza paura, mettono in scena la propria vita. Lo scenografo Pisacane comprende che tutto è funzionale e non forza il suo sguardo con ottiche particolari, non cerca effetti visivi, ascolta la vita nel bene e nel male con la sua forza originale. I gitani urlano le loro confidenze e Nando le annota, sapendo che in quelle storie c’è una parte di noi da recuperare. Nando è scenografo, pittore, il suo mondo visivo è complesso e sapiente, ma il suo dono più grande è la leggerezza. Le sue immagini sono prive di intellettualismi, non dà giudizi, non è una analisi sociologica, è solo un pezzo di vita che ha condiviso e che ora sente il bisogno di fissare sulla carta. Dopo trenta anni pubblicare queste foto significa chiudere un ciclo, provare a fare un bilancio, ma non definitivo, solo un modo per stabilire un punto di partenza per nuove avventure.

Luca Sorbo (Docente Accademia Belle Arti di Napoli)

Le foto di Fernando Pisacane sono un viaggio nelle comunità di Rom e Sinti nella periferia napoletana tra il 1974 ed il 1982, ma sono sopratutto un viaggio nelle passioni e curiosità di un giovane che cerca nel confronto con l’altro la definizione del suo essere.

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